ClickTalk - La randomletter #24
Ciao! Sono la randomica newsletter di Young Caritas Firenze👋 Una volta al mese finirò tra le tue email, MA non cestinarmi! Ti racconterò un sacco di cose interessanti🤩
Binari di speranza: l’esperienza generativa del Forum Young Caritas
di Annachiara Benzoli (Caritas Veneziana)
A tutti capita, prima o poi nella vita, di salire su un treno in direzione di qualcosa di nuovo. Pensieri, aspettative e timori si affollano nella testa mentre il paesaggio scorre veloce fuori dal finestrino.
È con questo bagaglio di incertezze — quello che accompagna ogni nuova esperienza — che si parte in direzione Firenze, la città scelta per ospitare il Forum delle Young Caritas Italiane.
Quella di Firenze è stata per me un’esperienza nuova, come nuovo — nel senso più umile del termine — è il mio recentissimo incontro con la Caritas Veneziana grazie alla quale sono salita su questo treno.
I primi passi in terra sconosciuta sono stati accompagnati quindi, da questo timore per la novità, amplificato da quella paura scomoda di essere inesperta tra persone preparate e consapevoli: imbarazzi e fatiche che si sono dissolte immediatamente sin dai primi sguardi incrociati, sin dalle prime parole scambiate. Un’accoglienza che ha abbassato ogni difesa perché nuovo non vuol dire distante, e la conoscenza con i gruppi Young Caritas descritta in queste righe è stato una novità bella, un novità generativa.
Due i mattoncini fondamentali di questa esperienza: da un lato, la guida dei “grandi” — con testimonianze, contenuti formativi, stimoli profondi; dall’altro, le relazioni tra pari, nate in modo spontaneo, semplice, vero. Due aspetti diversi, ma indispensabili di uno stesso disegno.
Così tra testimonianze di fede e linguaggio a formazioni sul senso di comunità e sulle stele polari di Young Caritas, sono andati a saldarsi legami e a chiarirsi le idee, sono stati raccolti spunti e lanciati messaggi, sono stati piantati semi.
Tante le voci ascoltate, i pensieri collezionati: dal coraggio della testimonianza di Elena Bolognesi, che ha portato fuori parole rimbombanti sui conflitti del mondo e sulla responsabilità di chi li attraversa, alla voce profonda di Padre Bernardo a San Miniato, che con sapienza e misura ha saputo trovare “le parole giuste al posto giusto” per parlare dell’Altissimo e dell’umano insieme; dalle parole poetiche e taglienti di Davide Rondoni che ci ha ricordato che “se sbagliamo le parole, sbagliamo la vita” ai confronti con le guide tutte, persone attente, gentili e disponibili, che hanno reso accessibile e vivo un mondo nuovo, per alcuni ancora da esplorare.
Accanto a questo, la forza delle relazioni tra giovani: quel senso di appartenenza che si crea quando ci si ritrova mossi da uno stesso spirito. Bastava uno sguardo, qualche passo per incontrarsi, una stretta di mano, e via: si parlava delle proprie diocesi, dei progetti, delle difficoltà, della fede, delle speranze. Una gentilezza accogliente, un sincero desiderio di conoscersi.
Parlare di fede, vederla negli occhi degli altri.
Parlare di impegno, sentirlo raccontare.
Parlare di sogni, credere insieme che possano realizzarsi.
Le esperienze portate da ciascuno, le testimonianze, i dialoghi... tutto si è composto come piccoli tasselli di un unico mosaico.
È questo, forse, l’incontro con la novità: scoprire il suo potere generativo attraverso la relazione. Con chi sa guidare i giovani e con altri giovani capaci di sognare e sperare.
E in tutto questo un’estrema bellezza.
Una bellezza totale e totalizzante, disarmante. La bellezza di una Firenze abbagliante, dei colori di San Miniato al tramonto. La bellezza degli incontri, degli sguardi limpidi, delle battute scambiate, dei racconti condivisi con naturalezza. La bellezza degli spazi fisici che ci hanno accolti, ma anche degli spazi immateriali, quelli fatti di idee, intuizioni, possibilità. Spazi aperti, in cui intrecciare percorsi, visioni e desideri.
In sintesi, la bellezza di un futuro che non solo si può sognare, ma si può anche costruire insieme.
A piccoli passi. Con pazienza, ascolto, presenza. Con fiducia.
Quando il treno torna a muoversi, questa volta verso Venezia, si capisce che quella che all’inizio sembrava una meta era in realtà un punto di partenza. Lo snodo generativo di nuovi percorsi, l’avvio di processi. Una nuova traiettoria possibile.
Se c’è una cosa di cui oggi noi giovani abbiamo davvero bisogno, è speranza.
Una speranza viva, vibrante, reale. Una speranza che non tema il confronto con le brutture del mondo, ma che mostri una strada per agire, per restare, per sostare insieme.
Una strada per riconoscerci parte di una comunità che, unita, può davvero camminare lungo questi binari.
Questi giorni a Firenze sono stati sinonimo di possibilità, sinonimo di un sogno che va coltivato perché possa pienamente realizzarsi.
Un talk per te 💭
Intervista a Giacomo Russo (Caritas Messina)
Costruire futuro e comunità: la sfida di Young Caritas e del Progetto Policoro a Messina
a cura di Santina Morciano
Ciao Giacomo! Da dove nasce il tuo desiderio di metterti a servizio come Animatore di Comunità?
Mi chiamo Giacomo, e vivendo da sempre la mia piccola realtà parrocchiale, maturando in un percorso spirituale, da qualche anno ardeva in me il desiderio di portare a più persone possibili l’amore che gratuitamente avevo ricevuto. Partendo dal servizio civile in Caritas nel 2022 mi è stata data la possibilità di essere un punto di riferimento per i giovani del territorio diocesano che conta ben 480.000 abitanti.
Come vivi il tuo mandato a Messina? In che modo cerchi di “animare e amare” il tuo territorio?
L’arcidiocesi è molto vasta e ferita dalla sfiducia nelle autorità e dall’assenza di spazi comuni culturali.
L’associazionismo vive l’apice della crisi di partecipazione ma qualcosa sta tornando a fiorire. Infatti, attraverso qualche incontro ai ragazzi del servizio civile, in qualche liceo e nelle parrocchie, cerco di ricordare l’importanza del discernimento e che il lavoro e il denaro sono uno strumento (e non il fine ultimo) per la felicità.
Quali strumenti o percorsi usi per informare i giovani sulle opportunità di lavoro e impresa?
Dal coordinamento nazionale ci vengono forniti alcuni file per orientare e rendere consapevoli i giovani riguardo aspettative e obiettivi della loro vocazione lavorativa. Inoltre, sosteniamo i giovani nella creazione del loro CV o nella ricerca di bandi per la loro possibile impresa, analizzando insieme le possibilità che il territorio offre attraverso vari siti e app di lavoro. Il ruolo più importante lo svolge l’animatore di comunità che, in base alle proprie attitudini, indirizza e orienta il giovane in base ai metodi da lui scelti. Io uso anche alcuni test sulle attitudini personali e lavorative.
Creatività e passione sono due parole chiave per un Animatore di Comunità. Come le vivi nel tuo quotidiano? E come le coltivi nei giovani che incontri?
Formazione e informazione sono i fondamenti per animare la comunità. Un cieco non può guidare un altro cieco o rischieranno entrambi di cadere in un fosso (Mt 15,14). Di conseguenza, cerco di leggere molto ed informarmi, specialmente attraverso chi ha già svolto questo ruolo.
Le figure a me più care, in quanto laureato in economia, sono Olivetti, Genovesi e Toniolo (anche se il più grande economista della storia resta Gesù attraverso le sue parabole).
Nei giovani che incontro cerco, quindi, di stimolare il pensiero critico fornendo loro gli strumenti più adatti per essere consapevoli della strada che vogliono percorrere. La questione non è dar loro le giuste risposte ma fornire le giuste domande.
Nel tuo servizio, quanto conta la rete? Come collabori con le realtà sociali, pastorali e istituzionali della diocesi di Messina?
Senza la rete, un animatore del progetto non può “animare” la comunità. Il nostro ruolo, infatti, è fare da collante per le tre pastorali e insieme a loro riuscire a dialogare con le varie realtà diocesane, tra cui istituzioni, associazioni, cooperative e imprese. Importante è la collaborazione con le rappresentanze degli studenti universitari e con la consulta giovanile del comune di Messina.
Infatti, sto cercando anche di aprire corridoi di confronto sia con l’Università di Messina e con alcuni licei.
Inoltre, ogni tre mesi cerchiamo di incontrare tutte le realtà affiliate al Progetto Policoro locale per rinnovare o iniziare ulteriori collaborazioni.
Young Caritas e Progetto Policoro parlano linguaggi diversi ma condividono valori comuni. Quali sono, secondo te, i punti di contatto più forti?
Le tre parole chiave del PP (Progetto Policoro) sono GIOVANI-VANGELO-LAVORO; quindi, il target in comune con YC (Young Caritas) sono sicuramente i giovani e la ricerca vocazionale.
Vorrei che i giovani incontrati sia come PP sia attraverso YC trovino la loro vocazione, che, come diceva Olivetti, “è il compimento della vera vita”.
Toccano entrambi due aspetti diversi della vita umana. Cercare la propria vocazione è in sé una vocazione: nel Progetto Policoro si tratta di quella lavorativa, in Young Caritas si tratta della cura e della promozione dei più fragili, che è insita nell’uomo.
Tutti ne avremmo bisogno perché nessuno può crescere da solo.
Che tipo di futuro immagini per i giovani della tua terra? E che ruolo pensi possano avere iniziative come il Progetto Policoro o Young Caritas in questo cammino?
I sempre crescenti problemi idrici della Sicilia e la continua ricerca di senso da parte di ormai sempre meno giovani che scelgono di andarsene per l’assenza di una rete comunitaria che li accoglie, ha favorito un sentore di rassegnazione che tende a crescere ogni anno.
Il ruolo della YC vuole essere proprio questo, la restituzione di senso e la crescita della consapevolezza nei nostri giovani, cercando di accompagnarli attraverso il PP nella concretizzazione della loro vocazione lavorativa nonché del benessere della comunità.
Un (altro) talk per te 💭
Intervista a Annachiara Binetti (Caritas Molfetta - Ruvo di Puglia - Giovinazzo - Terlizzi)
Punti Cardinali. Una direzione nel cuore e nuove strade da vivere per orientare i giovani: quando il servizio diventa vocazione
a cura di Matilda Gjini
Chi siete e di cosa vi occupate all’interno della Caritas?
Siamo due animatrici e ci occupiamo del progetto “Punti Cardinali”. Dopo l’esperienza del Servizio Civile in un centro diurno per minori a rischio nella Caritas di Molfetta, abbiamo deciso di continuare il nostro operato all’interno della Caritas, in una forma diversa con l’obiettivo di coinvolgere i ragazzi giovani.
Come è nato il progetto “Punti Cardinali”?
L’anno scorso abbiamo avuto uno scambio con la Young Caritas di Genova e Savona con cui siamo in gemellaggio1. Ascoltando e venendo a sapere dell’operato in Liguria siamo rimaste colpite e abbiamo deciso di provare anche noi a dare vita a un progetto che possa avvicinare i ragazzi al mondo Caritas.
Perché la denominazione “Punti Cardinali?
Per la scelta del nome ci siamo ispirate alla bussola, uno strumento che serve a guidare e orientare. Analogamente il nostro progetto è stato pensato come un percorso nel quale ogni giovane possa trovare voce e spazio e affrontare dei temi molto importanti per loro (le dipendenze, la salute mentale, l’ambiente, la cura alle persone, l’inclusività, la giustizia…).
Solitamente questi incontri si fanno uno/due volte al mese in cui affrontiamo gli argomenti da noi scelti. Appartenendo anche noi alle generazioni dei giovani, cerchiamo di proporre temi e problematiche che crediamo che possano suscitare interesse tra i ragazzi. Possiamo dire che gli incontri hanno una struttura molto laboratoriale. Ovviamente ci siamo sempre avvalsi dall’aiuto di esperti, quali psicologi, professori universitari, educatori del SERD, assistenti sociali.
Le attività non sono certo improvvisate. Noi ci limitiamo ad informarci e di introdurre l’argomento e procediamo all’organizzazione dell’attività e al confronto con gli esperti in modo tale da strutturare insieme l’incontro.
La modalità di svolgimento degli incontri varia: spesso sono laboratori ma possono anche avere la forma del gioco.
I laboratori suscitano davvero tanto interesse. Inizialmente li abbiamo voluti sperimentare tramite il coinvolgimento dei ragazzi del servizio civile, prendendo spunto dai loro feedback e dai loro consigli, anche per la strutturazione delle successive edizioni.






È difficile coinvolgere ed arrivare ai giovani che non orbitano nel mondo Caritas o, in generale, arrivare ai giovani cittadini?
All’inizio le difficoltà non mancavano. È stata una bella sfida!
In realtà si deve, innanzitutto, cercare di fare superare lo stigma o la visione, un po’ riduttiva e distorta, che i ragazzi hanno della Caritas. Spesso viene associata al pacco alimentare, a quello che porta la spesa o alla preghiera. Noi vogliamo che tale pregiudizio venga superato e mostrare ai giovani che la Caritas è molto di più. Vogliamo mostrare che si tratta di un contesto in cui possono trovare il proprio spazio, nel quale in cui si parla liberamente di tematiche che ancora oggi sono un tabù, nell’ambito di spazi dedicati proprio a loro, non dei soliti oratori e catechismi o attività simili.
Quali sono le prospettive future? Vi piacerebbe sperimentare e ampliare gli ambiti che potrebbero interessare particolarmente ai giovani?
Sicuramente il tema che ha suscitato più interesse tra i giovani è il tema della salute mentale, per questo motivo ci piacerebbe soffermarci un po' di più e approfondire l’argomento.
Ci piacerebbe, inoltre, porre attenzione anche sull’educazione affettiva e sull’educazione sessuale. Non solo, vogliamo affrontare anche la tematica dell’ecologia e dell’ambiente e ciò sarà per noi una novità.
Desideriamo soffermarci nuovamente sul tema delle dipendenze perché, nonostante l’avessimo già trattata nelle edizioni precedenti, suscita forte interesse fra i giovani.
Uno degli obiettivi che ci siamo posti è il coinvolgimento e l’aumento dei volontari in questo progetto, perché vogliamo che il gruppo di lavoro cresca.
Nel frattempo, stiamo lavorando per portare i “Punti cardinali” nelle scuole: pensiamo soprattutto ai ragazzi di quarta e di quinta superiore. Abbiamo già fatto un incontro con la terza media sul tema dell’affettività ed è andato molto bene e da settembre vorremmo ripartire con i più grandi, con ragazzi tra i 14 ai 19 anni.
Essendo temi che non riguardano soltanto i giovani, in questi incontri partecipano anche i giovani adulti?
Sì, spesso hanno partecipato i “meno giovani”. In particolare, quando abbiamo fatto i laboratori sul tema della meditazione, sono stati molto interessati e si sono lasciati guidare. Anche quello è stato un bell’incontro.
A proposito del gemellaggio, ci spiega di più Edgardo Bisceglia, vicedirettore della Caritas Diocesana di Molfetta, Ruvo di Puglia, Giovinazzo e Terlizzi.
a cura di Alessandro De Prophetis e Matteo Barbina
"Il senso del gemellaggio?
È semplice ma potente: come Caritas di Molfetta e Caritas di Genova, siamo convinti che sia il momento di rimettere al centro i giovani. Non solo ascoltarli, ma ripartire davvero da loro: dai loro sguardi, dalle loro idee, dalla loro energia e dalla loro visione del mondo. Anche nei servizi che offriamo e nel modo in cui viviamo le comunità, dobbiamo imparare a guardare con i loro occhi.
Spesso si tende a pensare che i giovani siano “in formazione” e quindi non ancora pronti, che abbiano bisogno sempre di una guida adulta, che non siano pienamente affidabili. Ma non è così. Non sono un “meno”, un “non ancora”. Sono già, qui e ora, capaci di contribuire in modo autentico.
Questo gemellaggio vuole dimostrarlo in modo concreto: vogliamo investire sui giovani, credere in loro, metterli al centro. Un esempio? Il progetto Punti Cardinali della nostra diocesi, che è ormai alla seconda annualità. È un progetto pensato dai giovani, costruito da loro e per loro.
Parliamo di benessere mentale, salute psicologica, dipendenze, gioco d’azzardo, mondialità: temi emersi grazie a un’indagine fatta direttamente tra i ragazzi dai 16 ai 21 anni. E chi lo anima? Due ragazze, Antonella e Annachiara, ex volontarie del servizio civile, oggi 24enni, che non solo coordinano ma coinvolgono altri giovani, creando un effetto a catena. Perché funziona così: chi partecipa non resta spettatore. I ragazzi diventano subito protagonisti, animatori a loro volta, capaci di trascinare altri coetanei, riempiendo spazi di comunità con proposte, idee, presenza viva.
Questo è lo spirito di Punti Cardinali. E il gemellaggio serve proprio a dire: “Ehi, questa attenzione ai giovani non è un’eccezione, ma qualcosa che si può e si deve fare anche altrove!”. Noi stessi stiamo imparando, guardando agli altri, confrontandoci, aprendo strade nuove. Come è successo con gli Young Days a Firenze: quando i giovani si incontrano, si scoprono capaci, creativi, pieni di potenziale.
E non è un caso se ci eravamo già ritrovati a riflettere su come valorizzare i giovani nei percorsi Caritas. Caritas Italiana ci ha sostenuti, ha riconosciuto il valore di Punti Cardinali, e tutto il lavoro di Young Caritas ci ha dato la conferma: siamo sulla strada giusta.
E allora diciamolo chiaramente: non vogliamo fare dei giovani solo i “beneficiari” di un progetto. Certo, anche quello. Ma l’obiettivo vero è un altro: vederli come protagonisti, attivi, autonomi, capaci di abitare spazi, prendersi responsabilità, portare avanti processi.
Bisogna superare quella convinzione – ancora troppo diffusa – che un giovane sia “non pronto”, “non maturo” e debba sempre essere accompagnato per mano. L’accompagnamento serve, sì, ma per tutti, giovani e adulti. Qui parliamo di dare fiducia piena a chi è giovane, riconoscendone le capacità già presenti.
Essere giovani non significa essere incompleti. Significa avere un punto di vista nuovo, strumenti freschi, energie che vanno solo riconosciute e messe in campo. Si può essere responsabili anche a venticinque anni, se si hanno idee chiare e competenze. E allora, come mondo adulto, forse è il momento di fare un passo di lato, e lasciare spazio a chi è in piena fioritura creativa.
Del resto, lo dicono anche le neuroscienze e la biologia: fino ai 30-35 anni abbiamo il massimo della creatività e delle capacità cognitive. E allora sfruttiamole! Valorizziamo questo tempo, qui e ora.”
Edgardo Bisceglia
Click per te📲
📚Click da leggere
Da tutta Italia i giovani per rinnovare il proprio impegno
(dal settimanale “Gazzetta d’Asti“)
di Silvia Castelli, Ginevra Merello, Nicole Iglina (Caritas Asti)
Giovedì 12 e venerdì 13 giugno, a Firenze, si sono svolti gli YOUng days: un incontro di riflessione e formazione Caritas per costruire comunità attraverso un protagonismo giovanile che cresce, ascolta e trasforma. Il tutto è iniziato con il benvenuto del Direttore di Caritas Italiana, Don Marco Pagniello, che ha esortato i giovani delle Caritas, provenienti da tutta Italia, con queste parole: “È arrivato il momento di condividere dei sogni: ripartiamo da qui. Chiamate un vostro amico e chiedetegli che sogno ha”.
continua a leggere:
sulla “Gazzetta d’Asti
o sul sito di Caritas Italiana “Due giorni nel capolugo toscano raccontati da chi c'era. Ecco gli sguardi di Ginevra, Nicole e Silvia”: https://www.italiacaritas.it/blog/blog/youngdays-visti-da-firenze/
🎬Click da guardare
(a cura di Francesco Bacci)
"In questo mondo libero..." (titolo originale: “It's a Free World…”) è un film del 2007 scritto e diretto da Ken Loach, figura di spicco del cinema sociale europeo, da oltre cinquant'anni impegnato a raccontare le vicende della working class britannica.
La pellicola segue le vicende di Angie, una giovane londinese stanca dell'ambiente sessista e di sfruttamento in cui lavora. Decide così di aprire un'agenzia di collocamento per lavoratori stranieri. In questa nuova avventura, Angie si troverà a confrontarsi con i complessi equilibri tra giustizia, equità e profitto.
Il film offre un'importante occasione per riflettere sul concetto di libertà e sul perseguimento dei propri obiettivi: fino a che punto siamo disposti a spingerci per ottenere ciò che vogliamo? Che priorità hanno i nostri sogni rispetto a quelli del prossimo? Come possiamo rielaborare le ingiustizie subite?
Come suggerisce la celebre frase di Jean-Paul Sartre: "La libertà è ciò che fai con quello che ti è stato fatto".
• Regia: Ken Loach
• Anno: 2007
• Durata: 95 minuti
🎵Click da ascoltare
(a cura dell’Equipe Young Caritas di Firenze)





